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Honduras: Ottanta giorni di resistenza

Giorgio Trucchi

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18 settembre 2009

Il 15 settembre è stata una giornata storica per l'Honduras. Centinaia di migliaia di honduregni sono scesi in strada in tutto il paese per commemorare l'anniversario dell'indipendenza del Centroamerica, riaffermare lo spirito unionista dell'eroe centroamericano Francisco Morazán e per celebrare l'ottantesimo giorno di resistenza contro il colpo di Stato perpetrato dalle forze reazionarie nazionali ed internazionali.

Alla fine della gigantesca marcia che ha attraversato la capitale Tegucigalpa, membri della direzione congiunta del Fronte Nazionale Contro il Colpo di Stato hanno letto un proclama nel quale affermano che l'Honduras "sta vivendo un'insurrezione non violenta contro il regime usurpatore che lo scorso 28 giugno ha assaltato le istituzioni dello Stato con le armi. Per questo motivo nessuna commemorazione indipendentista può essere presa in considerazione se celebrata sotto questa dittatura infame e golpista.
Oggi stiamo vivendo la stessa oppressione che 300 anni fa, con la croce e con la spada, aveva imposto l'impero spagnolo alle eroiche popolazioni che sono sopravvissute alle barbarie.

Il popolo dell'Honduras - segnala il proclama - continua la sua lotta. Oggi celebriamo ottanta giorni di instancabile resistenza in tutto il paese per la restaurazione della democrazia, il ritorno del presidente costituzionale Manuel Zelaya Rosales e la convocazione di una Assemblea Costituente".
Facendo appello all'articolo 3 della Costituzione, il Fronte Nazionale Contro il Colpo di Stato ha anche rivendicato il diritto del popolo honduregno all'esercizio della disubbidienza civile contro un regime dispotico nato grazie alla forza delle armi.

Ha proclamato l'urgenza di una nuova Costituzione "per creare le basi della nostra vera indipendenza economica e sociale, garantendo in questo modo che l'oligarchia, insieme alla cupola politico-militare, non possano mai più rompere l'ordine costituzionale senza ricevere un giusto castigo", ha nuovamente attaccato e respinto l'ipotesi di un processo elettorale militarizzato "con il quale pretendono legittimare le barbarie commesse a partire dallo scorso 28 giugno", ed ha ringraziato profondamente tutti i popoli del mondo che hanno dimostrato " la loro solidarietà con la nostra causa.
Mentre la nostra lotta diventa sempre più grande, gli usurpatori stanno crollando, accerchiati ed isolatidall'intera umanità", conclude il proclama.

Una marcia impressionante.

Secondo Porfirio Ponce, vicepresidente dello storico Sindacato dei Lavoratori dell'Industria delle Bevande e Simili ( STIBYS ), affiliato alla UITA , e membro del Fronte Nazionale Contro il Colpo di Stato, "abbiamo commemorato l'indipendenza dell'Honduras e del Centroamerica mentre viviamo sotto un regime de facto golpista, che se da una parte ha tolto la pace al nostro paese, dall'altra ha provocato l'unità ed il rafforzamento del movimento popolare honduregno.

In questo ottantesimo giorno di resistenza abbiamo assistito ad una mobilitazione mai vista prima nel paese. La gente è uscita per le strade in tutto l'Honduras - ha continuato Ponce - ed a Tegucigalpa la partecipazione è stata impressionante, con molta più gente di quella dello scorso 5 luglio quando circa 300 mila persone si erano radunate all'aeroporto internazionale di Toncontín per aspettare il ritorno del presidente Manuel Zelaya. Centinaia di migliaia di persone si sono ora riunite nel Boulevard Morazán ed hanno marciato verso il centro della città, fino ad arrivare al Parco Centrale, formando una colonna di vari chilometri".
Il vicepresidente dello STIBYS ha inoltre spiegato alla Lista Informativa "Nicaragua y más" che l'attività si è sviluppata senza problemi e che l'esercito e la polizia non hanno avuto il coraggio di reprimere la manifestazione per l'enorme quantità di gente presente in tutto il paese.
"Questo è un popolo che si è svegliato e oggi più che mai, siamo sicuri che nessuno potrà fernare il processo che ci porterà alla creazione di un'Assemblea Costituente. Questo popolo è sicuro di potere recuperare ciò che gli appartiene, attraverso la creazione di una nuova Costituzione che si basi sui bisogni ed i diritti della gente comune e non, come ora, sugli interessi dell'oligarchia locale", ha concluso.

Zelaya e Ortega celebrano l'Indipendenza.

In occasione della settimana di commemorazione dell'Indipendenza Centroamericana, i presidenti del Nicaragua e dell'Honduras, Daniel Ortega Saavedra e Manuel Zelaya Rosales, hanno ricevuto la "Fiaccola della Libertà" dalle mani degli studenti nicaraguensi all'interno della storica hacienda San Jacinto, luogo in cui nel 1856 l 'esercito del Nicaragua sconfisse i filibustieri dell'avventuriero statunitense William Walker.
"In questo luogo si è svolta una delle battaglie che sono il simbolo della lotta in difesa della nostra libertà - ha detto Manuel Zelaya -.
Continuiamo a lavorare e lottare per la Patria, perché i nostri avversari e nemici continuano ad essere gli stessi. Oggi come ieri dobbiamo quindi duplicare i nostri sforzi per sconfiggerli e per difendere la democrazia.

In Honduras è stata soppressa la libertà e i gruppi oligarchici continuano a volere mantenere il paese in schiavitù - ha continuato il presidente honduregno -. Il popolo nicaraguense si è unito a quello hondureño in difesa della democrazia in Centroamerica e per questo lo ringraziamo infinitamente.
Non avremo pace e non daremo tregua al regime golpista che usurpa il potere fino a che nel nostro paese non ritorni la democrazia", ha concluso.

Sotto una pioggia battente e dopo un lungo discorso in cui ha ricordato il colpo di Stato in Cile, orchestrato dai militari di questo paese e dal governo nordamericano, il presidente Daniel Ortega ha spiegato alle migliaia di studenti e studentesse giunte fino a qui per accompagnare il lungo percorso della "Fiaccola della Libertà Centroamericana", che non si può continuare a parlare di democrazia in America Latina mentre in Honduras il governo golpista continua a mantenersi nel potere, reprimendo ed assassinando la popolazione.
"La comunità internazionale ha l'obbligo morale ed etico di accompagnare il popolo honduregno in questa battaglia, obbligando i golpisti ad abbandonare il potere", ha concluso.

Nei prossimi giorni il presidente Manuel Zelaya parlerà davanti al plenario dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.





:: Article nr. s10547 sent on 22-sep-2009 07:34 ECT

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