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ROMPERE IL SILENZIO

Stephen Lendman, traduzione di Traduzione di Andrea Lisi

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21 settembre 2009

"Breaking the Silence è un’organizzazione di soldati israeliani che raccolgono testimonianze anonime di militari che hanno prestato servizio durante la Seconda Intifada all’interno dei Territori Occupati (Cisgiordania e Gaza, le due parti separate che compongono la Palestina, più Gerusalemme Est ndt).

Raccontano di esperienze che li hanno colpiti profondamente, tra cui gli abusi sui palestinesi, i saccheggi, la distruzione di proprietà e altre pratiche "giustificate come necessità militari oppure spiegate come casi unici ed estremi".

Essi credono inoltre nella necessità di descrivere "la profondità della corruzione che si sta diffondendo nell’esercito israeliano" sulla quale la stessa società israeliana e la maggior parte degli osservatori occidentali chiudono un occhio.

"Breaking the Silence" è stata fondata per portare allo scoperto una realtà scomoda, con l’obiettivo di "richiedere un’assunzione di responsabilità riguardo le azioni militari nei Territori Occupati perpetrate da noi e nel nostro nome".

La loro nuova pubblicazione include 54 testimonianze, vere e proprie denunce, da parte di 30 soldati israeliani, delle loro esperienze nell’operazione Piombo Fuso ("Cast Lead", detta anche Guerra di Gaza, svoltasi dal 27 dicembre 2008 al 21 gennaio 2009 ndt). Raccontano quello che il governo e i media ufficiali hanno voluto sopprimere con commenti del tipo "sembrate ragazzini che guardano con una lente d’ingrandimento le formiche, mentre le bruciano". Un altro si riferiva a "non un granchè a proposito dei civili innocenti". Tutto e tutti rientravano in un "giusto gioco", e le leggi di guerra se ne volavano via dalla finestra.

Nelle testimonianze  troviamo resoconti di distruzioni sfrenate e immotivate, raccolti sradicati, massacri di esseri umani, donne e bambini uccisi a sangue freddo, uso di armi illegali e di civili come scudi umani, ordini di far fuoco e "sparare per uccidere" chiunque e qualunque cosa si muovesse.

I comandanti israeliani hanno respinto le accuse di responsabilità come prive di fondamento, ma B’Tselem (organizzazione non governativa israeliana che funziona anche come centro d’informazione) ha riportato che i militari "hanno rifiutato di aprire indagini serie ed imparziali", anche quando in possesso di informazioni dettagliate, tra cui i nomi delle vittime, le date esatte e i luoghi precisi degli incidenti.

Da parte sua, B’Tselem ha raccolto testimonianze tra i residenti di Gaza, secondo i quali (in questi incidenti ndt) sono stati uccisi 70 civili palestinesi, di cui più della metà bambini. Le fonti militari israeliane si sono dimostrate recalcitranti , tranne che per riconoscere l’acquisizione di certe informazioni e niente più, tacendo anche sull’ipotesi che qualche seria inchiesta sia stata svolta.

Non c’è mai stata nessuna inchiesta.

Testimonianze anonime per proteggere i soldati da recriminazioni – Alla vigilia delle prime operazioni

Un sergente capo della unità Nachal ha raccontato dei carri armati israeliani che entravano in un villaggio della West Bank (Cisgiordania ndt) distruggendo un’automobile calpestandola. "Si, l’ho visto dall’APC (armoured personnel carrier, veicolo per il trasporto delle truppe) all’interno del quale eravamo. Ho sbirciato fuori. All’improvviso sentimmo il rumore di un’auto che viene schiacciata…non riesco a capire perché un carro armato debba camminare sopra una macchina quando la strada è libera." Non è stato un incidente isolato. Succede spesso, distruzione sfrenata fine a sé stessa.


Egli ha detto inoltre che "Quando siamo tornati dall’operazione, avevamo un bottino, per dirla così..c’erano documenti confiscati, uniformi, kalashnikov. Per l’intelligence dell’esercito."

Un altro sergente capo dell’unità Nachal ha detto che le missioni erano mirate esplicitamente a molestare la gente. Si entrava nelle case, si facevano arresti. "A seconda dei vari punti, mentre ci si avvicina ad una casa, ci sono istruzioni per aprire il fuoco che variano. Quando l’intera casa è circondata, i gruppi posizionati tutt’intorno, il ragazzo che corre fuori dalla casa è considerato un "fuggitivo" e deve essere fermato. Se esce correndo in modo sospetto bisogna sparargli e ucciderlo. Sparargli per fermarlo: in altre parole, sparare per uccidere."

Quando si entrava in un villaggio, i poliziotti palestinesi armati "in un certo momento..erano considerati truppe nemiche, perciò dovevamo sparar loro se ne vedevamo qualcuno". Gli ordini erano, nel dubbio, di sparare. Nel descrivere l’atmosfera e gli ordini dei comandanti, essi ricordano: "Uccidete, uccidete, uccidete, uccidete! Vogliamo vedere cadaveri."

Egli ha spiegato la sua preparazione anti-terrorismo dicendo: "Terrorista in vista, così è come si dice, quando si corre per entrare. È una specie di codice. Si usava dire "ostaggi". Quindi tu raggiungi

il terrorista e confermi l’assassinio. Se non lo confermi vuol dire che stai comunicando che il ragazzo è stato "neutralizzato", nessuna possibilità di un suo riaversi perché è stato sparato alla testa. Questo è confermare che è stato "neutralizzato".

Un sergente del personale dell’unità 401 Armor ha descritto il ritorno della sua unità: "Ci piaceva buttare sfollagente e granate-fumogeni all’interno delle panetterie che aprivano tra le 4 e le 5 di mattina perché la gente nei villaggi lanciava pietre..una volta ho sparato oltre 1500 proiettili da una mitragliatrice alle case in città.". A nessuno fregava niente, tanto erano solo palestinesi.

Un sergente capo dei Corpi Blindati ha raccontato che le prime operazioni a Gaza e in West Bank erano per "lo scopo principale sia di demolire le case dei terroristi o i posti dove mettevano a punto i mortai, o altra roba del genere..oppure potevi avanzare e distruggere tutto quello che vedevi."

A volte, "gli ordini erano di far fuoco su ogni persona che vedevi in strada…ucciderlo..sparare per uccidere. Non importa se aveva o non aveva un fucile con lui."

Testimonianze sull’Operazione Piombo Fuso

Un soldato ha detto:

"..Durante la preparazione impari che il fosforo bianco non viene usato, ti insegnano che non è umano.

Guardi film e vedi cosa fa alla gente che ne viene colpita, e dici: "Ecco, lo stiamo facendo anche noi.

Non è quello che mi aspettavo di vedere. Fino a quel momento avevo pensato che facevo parte dell’esercito più umano al mondo."

Altri testimoni descrivono l’uso del fosforo bianco all’interno di quartieri densamente popolati, uccisioni sfrenate e distruzioni "senza alcun collegamento con una reale minaccia per le forze israeliane, e regole di ingaggio permissive che hanno portato all’uccisione di innocenti."

Altri commenti riflettono il "deterioramento morale" dell’esercito e della società israeliana, che investe anche il rabbinato, il quale ha benedetto il massacro e la distruzione di massa prima delle operazioni.

I soldati sono sottoposti al diffondersi di valori israeliani deviati "a livello sistemico".

La briglia di terrore dell’Operazione Piombo Fuso è stata "il diretto risultato della politiche delle IDF (Israel Difense Forces, denominazione dell’esercito ndt), e specialmente delle sue regole d’ingaggio che sanciscono "spara prima e non fare domande".

Coloro che partecipano a Breaking The Silence hanno offerto le loro testimonianze come "un richiamo rivolto alla società israeliana e ai suoi leader, a smaltire la sbornia e ad indagare di nuovo sui risultati delle nostre azioni..un disturbante e viscido degrado morale che investe loro e tutti gli ebrei a livello globale".

photos: ramallahonline.com Articolo orginale: http://ramallahonline.com/content/3377-breaking-the-silence-testimonies-of-israeli-soldiers


:: Article nr. s10549 sent on 22-sep-2009 08:07 ECT

www.uruknet.info?p=s10549

Link: scoobydoom.wordpress.com/2009/09/21/rompere-il-silenzio/



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