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Messaggio del Mullah Omar in occasione dell’Eid-ul-Fitr (fine del mese del Ramadan)

Mullah Mohammad Omar Mujahid

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Il Mullah Mohammad Omar


19 Settembre 2009

Messaggio di felicitazioni dell’Amir-ul-Mominín [Guida dei Credenti] in occasione dell’Eid-ul-Fitr.

"Sia lode ad Allah, che ha esaltato l’Islam e i musulmani ed ha svilito il politeismo e i i politeisti. Che la pace sia sul capo dei Mujahiddín, il nobile fra gli Apostoli ed i Messaggeri, e sia sopra i discendenti suoi, i compagni suoi e su tutti coloro che seguono la sua guida".

Ciò detto, desidero dichiarare quanto segue. Dice Allah Onnipotente: "In verità la mia preghiera e la mia cerimonia di sacrificio, la mia vita e la mia morte, sono tutte per Allah, che ha affettuosa cura dei Mondi" (Corano, 6: 162).
Nell’occasione dell’Eid-ul-Fitr esprimo con il cuore le mie felicitazioni a tutti gli eroici Mujahiddín, al popolo devoto, alle famiglie dei martiri difensori delle sacre frontiere dell’Islam ed alla Comunità Islamica, e mi congratulo con loro per avere tutti loro assolto al sacro obbligo del digiuno. Prego Allah che accetti tutte le devozioni e le offerte che essi Gli hanno tributato. Possa Allah aver fatto trascorrere questi giorni di amore e di gioia in un’atmosfera di felicità, di prosperità, e di vittoria sul nemico invasore. Mi congratulo con tutti voi per le storiche vittorie che nel corso quest’anno avete ottenuto sull’onorevole fronte della Jihad [Guerra Santa]. Possa Allah accettare il sacrificio dei martiri e la lotta dei Mujahiddín su questo benedetto e santo sentiero.

Ritengo necessario, approfittando di questa occasione, di fare rilevare a tutti voi i punti seguenti:

a) Assicuro il nostro coraggioso popolo ed i valorosi Mujahiddín che grazie ai loro disinteressati sacrifici i piani di colonialismo globale miranti a una occupazione dell’Afghanistan sono andati falliti. Durante gli otto anni trascorsi, la NATO, sotto la direzione dei militaristi del Pentagono, ha messo in opera una politica di brutalità e di atrocità, sperando di soggiogare il coraggioso popolo dell’Afghanistan con la forza della potenza militare. Per conseguire questo scopo ha fatto uso di una affilata e sofisticata tecnologia comprendente anche armi chimiche; ha messo in funzione centinaia di centri di propaganda e speso miliardi di dollari per diffondere un’immagine della sua forza militare che venisse accettata dal pubblico e che nel contempo terrorizzasse gli avversari. Ma tutte queste loro manovre anti-umane non potevano avere successo. Col passare del tempo la resistenza ed il movimento Jihadista [per la Guerra Santa] – un robusto e nazionalista movimento islamico – hanno assunto la forma di un moto popolare e si stanno avvicinando alla vittoria.

Gli invasori dovrebbero studiare la storia dell’Afghanistan dall’epoca della aggressione di Alessandro il Grande, che a quei tempi giunse fino al Gange, e fino ad oggi, e ricavarne una lezione. Ma anche volendo ignorare la Storia essi avranno ben visto coi loro occhi quanto è avvenuto negli ultimi otto anni. Forse che in questi otto anni hanno concluso qualcosa? Anche se non sono disposti a valutare i profitti e le perdite di questi anni, dovrebbero almeno riflettere sulle conseguenze delle vaste operazioni intraprese sotto i nomi di Khanjar, "Spada", e "Artiglio della Pantera". Cosa ne hanno ricavato? Non sono loro sufficienti questa disgrazia e questa sconfitta storica per imparare una lezione?

Anche se i mezzi di comunicazione a doppia faccia degli americani hanno tenuto il pubblico nell’ignoranza dei fatti, il loro governo conosce benissimo le realtà del campo di battaglia, ossia il gran numero di vittime e il calo del morale dei suoi soldati. E quanto più il nemico ricorre in Afghanistan ad aumenti di truppe, tanto più esso andrà in contro a sicure disfatte.
Da quanto dichiarato dalle fonti militari della NATO e in America, e da informazioni rivelate da soldati catturati, risulta chiaramente che le perdite degli invasori in uomini e materiali sono di parecchio superiori a quanto da loro ammesso. Comunque sia, la politica da essi adottata potrà solo prolungare l’attuale critica situazione, ma non mai risolverla. E questo perché l’esistenza in Afghanistan di truppe straniere e l’invasione sono esse stesse un argomento in discussione, non una soluzione, e un ben grosso argomento.
La sfrenata corruzione esistente nel governo fantoccio di Kabul, le appropriazioni indebite, il traffico di droga, l’esistenza di reti mafiose, la tirannia e le prepotenze dei caporioni locali, e il diffondersi e l’aumento dei centri di oscenità che si materializzano come seguendo dei piani preordinati, fanno parte di ambiziosi accordi coloniali di connivenza. Essi hanno persino ridotto la gente a un grado di povertà, di fame e di disoccupazione tali da costringerla a vendere i suoi figli.

E a tutti i loro crimini gli invasori hanno aggiunto un’altra sfacciata atrocità, cioè quella di imporre ancora una volta al popolo un’amministrazione corrotta al loro servizio col pretesto di cosiddette elezioni, poi rivelatisi piene di frodi e di menzogne e che il popolo ha categoricamente respinto. È più che naturale che un popolo coraggioso e libero non sia disposto ad accettare i risultati di elezioni così illegittime. Pertanto, la prima questione da risolvere è la presenza nel paese degli eserciti invasori e quella che l’Afghanistan abbia il suo posto di stato sovrano sulla mappa del mondo. I problemi interni fra gli afgani possono risolversi, ma è chiaro che sotto un’occupazione straniera i nostri interessi islamici e nazionali vengono adombrati da quelli degli stranieri e sarebbero ben presto preda degli interessi e delle macchinazioni del colonialismo generale.

Noi miriamo a ottenere l’indipendenza del nostro paese ed a stabilirvi un giusto sistema politico islamico basato sulle aspirazioni di una nazione musulmana, e possiamo prendere in esame qualsiasi soluzione che conduca a raggiungere tale scopo. Abbiamo lasciato aperte tutte le scelte e i sentieri conducenti a ciò, ma tutto questo sarà fattibile solo quando il paese sia stato liberato dagli eserciti invasori stranieri che lo calpestano ed abbia riacquistato l’indipendenza.

b) L’Emirato Islamico (IE) vuole che subito dopo il ritiro dl paese delle forze armate straniere i veri figli di questa terra partecipino al governo ed alla formazione dei governi, perché le opere di ricostruzione e i problemi del paese economici, politici, della pubblica istruzione, e culturali, non possono venire risolti senza la partecipazione di afgani sinceri forniti di cognizioni, di professionalità e di esperienza. Per fortuna un gran numero dei nostri quadri musulmani indipendenti, a carattere professionale, e dotati di esperienza, esistenti sia all’interno del paese che fuori, non si è sottomesso all’attuale occupazione straniera né ha accettato l’amministrazione creata in regime di occupazione. Essi sono tutti in favore di un governo indipendente, libero ed islamico.

L’Emirato Islamico (IE) ha predisposto piani particolareggiati ed utili per il futuro dell’Afghanistan redatti secondo un giusto sistema sociale islamico da applicarsi dopo il ritiro delle forze armate straniere. Essi comprendono il ripristino delle infrastrutture sociali ed economiche, l’avanzamento e lo sviluppo del settore pubblica istruzione, l’industrializzazione del paese, e lo sviluppo dell’agricoltura.

c) L’Emirato Islamico (IE) sollecita tutti quelli che lavorano nella amministrazione fantoccio di Kabul puntellando con la loro presenza il colonialismo globale, a cessare di agire così contro la loro religione, il loro paese e il loro popolo. Considerino che i colonialisti stranieri si avvalgono di loro come afgani per continuare ad occupare il nostro paese. Questi brutali invasori hanno calpestato tutti i nostri valori islamici; essi operano per diffondere e spargere il cristianesimo secondo un piano già preordinato; essi saccheggiano le nostre risorse nazionali con vari pretesti e impongono sul nostro paese pesanti gravami di prestiti. L’Emirato tiene aperta la porta della salvezza per chiunque abbandoni la strada del tradimento e dell’infedeltà nei confronti del paese e del popolo.

Tutti devono tenere a mente che l’attuale rivoluzione popolare islamica contro gli invasori sta avanzando come un fiume in piena, e che chiunque scelga di resistervi verrà spazzato via. Gli eserciti stranieri e mercenari non potranno arrestare questo forte movimento Jihadista gettandogli innanzi atrocità, torture, brutalità, macchinazioni e coalizioni. È quindi meglio che chi collabora con loro si metta dalla parte del popolo ed assolva gli obblighi richiesti dalla fede e si renda così onorato di fronte alla Storia. Valga questo per quegli ex Mujahiddín che ora prestano la loro opera nel governo fantoccio e che dovrebbero cancellare questa loro infamia unendosi alle schiere della Jihad [Guerra Santa] e abbandonando le schiere dei non credenti.
d) L’Emirato Islamico (IE) crede in riforme sociali ed interne come pure in iniziative positive nel contesto della Sharia. Esso si rende conto dei possibili disaccordi, ma impone però a tutti i Mujahiddín la stretta osservanza delle regole e dei regolamenti affinché tutti loro continuino ad impegnarsi nella Jihad ed entro il quadro della Sharia islamica come figli sinceri del paese per la prosperità delle masse popolari,. Essi diverranno così ad un tempo i difensori del fronte dell’indipendenza nazionale e i rappresentanti delle necessità fondamentali del popolo.

L’Emirato Islamico (IE) considera l’epurazione dei suoi ranghi e il senso personale di responsabilità un obbligo perenne e necessario.
Il nemico ha dovuto subire la sconfitta sul campo di battaglia e non è lontano il giorno in cui dovrà inghiottire l’amaro veleno di una completa disfatta. Ma come tattica estrema esso sta cercando di spargere nella nostra nazione il seme della disunione e della divisione per trasformare così la disfatta in vittoria. Voglia però Allah - l’Eccelso - far sì che gli ipocriti sforzi del nemico si risolvano in un fiasco. Il popolo, amante dell’Islam e del suo paese, consideri come suo obbligo religioso il mantenere l’unità e il prestare aiuto ai Mujahiddín. Consideri l’indipendenza del suo amato paese come un suo diritto legittimo, e consideri i mezzi d’informazione occidentali come meri altoparlanti del Pentagono. Esso non verrà mai ingannato dalla loro fatua propaganda. La simpatia, l’affinità e il fascino che i Mujahidín esercitano sulla gente giocano un grande ruolo sull’avanzamento senza precedenti che hanno conseguito, e piaccia ad Allah che questo loro fascino sul popolo cresca ogni giorno di più.

I Mujahiddín non devono perciò considerarsi una entità separata dal popolo. Essi devono proteggere i beni, la vita e l’onore del popolo, e sbarrare il passo a coloro che, istigati dal nemico e facendosi passare per Mujahiddín, vogliono approfittare dei beni, della vita e dell’onore del popolo. I Mujahiddín devono del pari impegnarsi nell’educazione islamica delle masse onde queste partecipino alla Jihad di persona e con i loro mezzi finanziari. La gente deve essere tenuta informata affinché non si faccia ingannare dai vani trucchi di qualche comandante militare nemico, come quello britannico che ha detto che gli inglesi resteranno in Afghanistan per quarant’anni.

Vogliamo far notare che contro gli invasori inglesi noi abbiamo combattuto per ottant’anni dal 1839 al 1919, e che alla fine abbiamo sconfitto l’Inghilterra e ottenuto l’indipendenza; che attualmente siamo fermamente risoluti e che abbiamo addestramento militare ed armi efficienti; e non solo, ma che siamo anche preparati per una lunga guerra e la situazione regionale è a nostro favore. Noi continueremo perciò la nostra Jihad finché avremo conquistato l’indipendenza ed obbligato gli invasori ad andarsene.

Quando in una passata dichiarazione abbiamo parlato di un impulso e di un impeto senza precedenti mostrati dalla resistenza non si trattava di chiacchiere di propaganda, perché tutti hanno potuto vedere tuttociò in azione. Anticipiamo ancora una volta che le nostre operazioni di attacco saranno caratterizzate da tattiche efficienti che raggiungeranno una fase in cui il nemico – a Dio piacendo – avrà un numero di caduti senza paragone e costanti sconfitte.

e) L’Emirato Islamico dell’Afghanistan vuole mantenere con tutti i suoi vicini rapporti buoni e positivi basati sul reciproco rispetto, ed aprire un nuovo capitolo di buona vicinanza, di mutua collaborazione e di sviluppo economico.
Noi consideriamo tutta la regione circostante come una casa comune impegnata contro il colonialismo e vogliamo svolgere in pace e in stabilità la parte che in questa regione ci compete. Assicuriamo tutti i paesi vicini che l’Emirato Islamico dell’Afghanistan, quale forza responsabile, non stenderà mai la sua mano per mettere in pericolo gli altri, come non tollererà che altri lo mettano in pericolo.

Vogliamo ricordare che noi siamo vittime della malvagia propaganda dei mezzi di informazione del nemico, e che ciò ha generato dubbi fra di noi e in parecchi paesi del mondo. Ci hanno falsamente rappresentati come una forza contraria alla istruzione e ai diritti delle donne, e ci accusano anche di essere una minaccia per i paesi del mondo. L’Emirato vuole far piazza pulita di tutti questi dubbi, aprofittando del clima favorevole.

L’Emirato sollecita il pubblico dell’Occidente a non lasciarsi ingannare dalle asserzioni di Obama, che afferma che la guerra in Afghanistan è "una guerra di necessità". Questa è invece una guerra che l’Occidente non doveva fare, perché è in realtà una guerra iniziata per motivi clandestini e basata su motivi inesistenti, e ora l’intera umanità ne soffre le conseguenze negative. I risultati delle politiche prive di base di questa guerra sono: crollo economico generale, instabilità, mancanza di fiducia, e violazione delle leggi internazionali.

Il pubblico dell’Occidente non deve neanche lasciarsi ingannare dalle asserzioni del Segretario Generale della NATO e del Primo Ministro britannico che sostengono che la guerra in Afghanistan è per la difesa dell’Occidente. Queste sparate in malafede e prive di base non devono confonderlo, perché sono soltanto sforzi demagogici dei suoi governanti che vogliono giustificare in qualche modo questa guerra illegale imposta da tanto tempo in contravvenzione a tutti i principii del diritto internazionale.

Secondo i moderni principii internazionali nessun popolo del mondo ha il diritto di intromettersi nelle faccende interne dei paesi suoi vicini. Le arroganti supposte potenze che siedono alla Casa Bianca e il loro alleato britannico dovrebbero sapere che la loro interferenza da migliaia di chilometri di distanza non può mai essere accettabile dai paesi di questa zona né mai può essere tollerata. I piani di espansionismo coloniale attualmente in corso in questa zona sotto il noto e illegittimo slogan della guerra al terrorismo sono in realtà un attacco contro i valori umani universali, contro la giustizia, la pace, l’equa distribuzione delle risorse e l’indipendenza, un attacco che vuole infangare sotto un nome o sotto un altro chi veramente rappresenta le aspirazioni del popolo. Tutti i paesi, e in particolar modo i paesi islamici nostri vicini, i paesi potenti, i movimenti dei paesi non allineati, dovrebbero essere consci del loro ruolo storico e adempierlo.

Sollecito la Ummah [Comunità] Islamica, e specialmente le organizzazioni della Jihad, a tenersi al corrente delle macchinazioni del nemico, ad accantonare le divergenze interne, e ad iniziare una lotta estesa ed organizzata per la difesa e la libertà della Ummah oppressa ed occupata.

Sollecito inoltre tutti i musulmani timorosi di Dio che condividono con le loro famiglie la gioia e la felicità di questa occasione a non dimenticare le vedove dei martiri, gli orfani, e le madri che hanno perso i loro figli. Essi sono i martiri che hanno sacrificato le loro vite contro il blocco degli infedeli per l’instaurazione di un sistema politico islamico. Del pari, non vengano dimenticate le famiglie in lutto di quelle vittime afgane - fra le quali vi sono stati vecchi, giovani, e bambini - che sono state martirizzate dai ciechi bombardamenti degli invasori e che oggi non sono più tra noi.

Vi esprimo infine le mi felicitazioni in occasione dell’Eid-ul-Fitr e vi auguro l’indipendenza, nel mentre spero e prego per l’ottenimento di essa e per l’instaurazione nel nostro paese di un sistema politico completamente islamico.

Il Mullah Mohammad Omar Mujahidm Amir-ul-Mominín

Servitore dell’Islam

Traduzione di Rolando M.

Originale:
http://www.alemarah1.info/english/index.php?option=com_conte
nt&view=article&id=250:message-of-felicitation-of-amir-ul-mo ...








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