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Notizie dall'Iraq occupato, 24 settembre 2009

Agenzie



Coprifuoco a Tikrit dopo fuga di massa dal carcere locale

La città irachena di Tikrit è stata sottoposta a coprifuoco e a divieto di accesso in seguito a un'evasione avvenuta ieri dal carcere della zona. Nel pomeriggio di ieri 16 detenuti erano riusciti ad evadere risalendo un condotto di ventilazione lasciato aperto nella sala principale della prigione. Almeno quattro di loro erano stati condannati a morte per i loro legami con Al Qaeda.

Secondo ufficiali iracheni, la fuga sarebbe stata realizzata con la complicità di membri della guardia carceraria, il ché riporta l'attenzione sulla discussa efficienza del sistema carcerario iracheno.

Secondo un accordo stipulato tra Stati Uniti e Iraq, tutti i prigionieri che non sono stati incriminati dal sistema giuridico iracheno devono essere liberati, mentre tutti gli altri devono passare sotto il controllo delle autorità irachene. Queste misure rendono possibile il passaggio di consegne tra amministrazione statunitense e irachena. Il ritiro Usa è infatti previsto entro il 2011.




Mosul: uccisi tre poliziotti e un soldato iracheno

A Mosul uomini armati non identificati hanno attacato la casa di un poliziotto, uccidendolo con colpi di arma da fuoco; altri due poliziotti sono stati uccisi, sempre con colpi di arma da fuoco, in un attacco a un checkpoint e un soldato iracheno è stato ucciso e un altro ferito in un altro attacco a un checkpoint.





Turchia, il governo approva l’estensione del mandato per i raid anti-Pkk in nord Iraq

Il governo di Ankara ha approvato l’estensione di un anno del mandato che consente all’esercito turco di compiere raid in territorio iracheno per colpire i combattenti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk).

La procedura di autorizzazione – come spiegato il primo ministro Recep Tayyip Erdogan ai giornalisti – sarà completata la prossima settimana, quando la mozione verrà passata al Parlamento.

"Ho dato le istruzioni necessarie al mio vice", ha detto Erdogan, precisando che "erano false le notizie riportate dai media secondo cui non eravamo favorevoli (all’estensione del mandato)".


Il via libera parlamentare che consente ai militari turchi di compiere raid nel nord Iraq, dove si trovano diverse basi del Pkk, era stato concesso per la prima volta nell’autunno 2007.

La richiesta di estensione del mandato attuale – che scade il 17 a ottobre - era stata avanzata lo scorso 14 settembre dal capo di Stato maggiore, il generale Ilker Basbug.





Iraq, Quale alleanza elettorale per Allawi?

di Ornella Sangiovanni
Osservatorio Iraq, 24 settembre 2009

Mentre l’Iraq si avvia verso le elezioni parlamentari, uno dei tormentoni che negli ultimi tempi circolano negli ambienti politici di Baghdad è quello che riguarda le intenzioni di Iyad Allawi.

Cosa farà l’ex Primo Ministro iracheno, il paladino per eccellenza del cosiddetto "progetto nazionale", il critico spietato dei partiti confessionali, che accusa di avere portato il Paese alla rovina?

Con chi si alleeranno lui e la Iraqi National List (INL) - la sua coalizione? E, soprattutto: entreranno nella Iraqi National Alliance (INA), la nuova alleanza sciita che veste i panni del nazionalismo, e dalla quale il premier Nuri al Maliki, e il suo partito, al Da’awa, sono rimasti fuori – almeno fino a questo momento?

Sono interrogativi che ultimamente hanno assunto un interesse tutto particolare – da quando, cioè, sono iniziate a circolare informazioni, secondo cui Allawi e la INL starebbero per entrare nella nuova coalizione sciita. L’accordo è stato fatto - dicono varie fonti (fra cui spiccano quelle del movimento di Muqtada al Sadr) - e verrà annunciato dopo l’Aid el Fitr, la festività che conclude il Ramadan, il mese sacro per i musulmani. Quindi, ora ci siamo.

Gli hanno promesso che sarà lui il prossimo premier

Allawi, il campione del "progetto nazionale" dentro una coalizione chiaramente sciita (anche se con una "spruzzata" di sunniti dentro)? Sembrerebbe proprio di sì. E non è tutto: la vera notizia è che l’ex premier avrebbe accettato di aderire, insieme alla sua INL, in cambio di una promessa: essere il candidato premier, nel caso in cui la INA dovesse vincere le elezioni previste per metà gennaio.

Non solo: il tutto sarebbe avvenuto con la benedizione di Tehran (sponsor evidente della nuova coalizione sciita): una delegazione della lista di Allawi sarebbe stata di recente nella capitale iraniana (senza farlo sapere troppo in giro), e lì sarebbero stati siglati gli accordi. Si parla anche di un incontro con Muqtada al Sadr.

E’ vero, non è vero? E chi lo sa?

A leggere la stampa araba degli ultimi giorni si capisce ben poco. La cosa sembra inverosimile, ma non si sa mai.

Allawi è andato a Washington, e notizie, voci, e dichiarazioni si rincorrono sui giornali arabi – in particolare sui due quotidiani di proprietà saudita pubblicati a Londra.

Parte al Hayat, che dà praticamente per certo [in arabo] l’accordo, e l’ingresso del premier e del suo gruppo nella INA: così certo che alcuni esponenti di primo piano della INL se se sarebbero usciti in aperto dissenso.

Un colpo per il movimento laico e liberale

Izzat al Shahbandar è uno di loro, e non le manda a dire. "La nuova alleanza della INL ha come obiettivo ottenere il posto di premier per Iyad Allawi, e sarà la sua grande occasione, alla luce del ritiro dalla coalizione del Primo Ministro Maliki", sottolinea. "Il movimento laico perde molto da questa alleanza", conclude il politico, commentando con amarezza che oggi, nelle alleanze, non contano più i principi, ma solo la ricerca del potere.

A far pensare che la notizia è fondata, ci sono le dichiarazioni di Jamal Battikh, portavoce ufficiale della coalizione di Allawi. Battikh, che dà l’ingresso nell’INA per imminente, sostiene che non esiste contraddizione fra la visione di Allawi e del suo gruppo e quella della nuova coalizione sciita, che non sarebbe confessionale, ma un "blocco nazionale dai molteplici orientamenti".

Altri – ormai ex – dell’INL la vedono in modo assai diverso.

Usama al Nujaifi – nazionalista convinto nonché fratello del leader di "al Hadba" e governatore di Ninive, Athil – parla di un "colpo al movimento laico e liberale", e di "grosso arretramento del progetto nazionale" nell’attuale politica irachena. E prevede: Allawi e la sua lista la pagheranno cara in termini di popolarità.

"Semaforo verde" da Tehran?

Chi dice chiaramente che alla base della decisione dell’ex premier iracheno c’è il "semaforo verde" di Tehran alla sua candidatura di prossimo premier fa parte anche lui di quelli che sono usciti dalla sua coalizione, ma lancia il sasso nascondendo la mano: ovvero, chiede l’anonimato.

E’ stata la recente visita della delegazione della INL a Tehran a determinare un cambiamento completo di posizioni, sostiene questa fonte, che sottolinea come Allawi (e la sua lista) venissero considerati fino a poco tempo fa dalle forze politiche che sono all’interno della INA fra i sostenitori del partito Ba’ath, cioè il diavolo, o poco ci manca.

Adesso Tehran vuole punire Maliki - dice la fonte - e Allawi non sa cosa lo aspetta rispondendo alle sirene iraniane.

Molto interessante, ma anche subito smentito – il giorno dopo, sempre su al Hayat – dalle fila del Consiglio Supremo islamico iracheno (ex SCIRI), una delle componenti principali della nuova coalizione sciita.

La fonte qui ha un nome e un cognome: Jalal al Din al Saghir, uno degli esponenti di spicco del partito.

Non c’è nessun accordo con Allawi che preveda di farlo diventare premier (in caso di vittoria alle elezioni), in cambio dell’ingresso – suo e del suo gruppo - nell’alleanza, dice [in arabo] Saghir, definendo  "prive di fondamento" notizie e fughe di notizie "che hanno parlato di una decisione dell’Iraqi National Alliance di nominare Allawi al posto di Primo Ministro, invece di Nuri al Maliki".

Un’altra fonte (questa volta anonima), interna alla coalizione sciita, ne è un po’ meno sicura, e dice [in arabo] ad al Hayat che sì, forse "c’è stato un patto in linea di principio con la lista di Allawi, per ridurre le chance di vittoria della lista di Maliki".

Ma ecco che, di passaggio a Londra mentre sta rientrando a Baghdad da Washington, arriva lo stesso Allawi a fornire la sua versione.

"Potevo restare premier già nel 2005"

L’ex premier rilascia una intervista [in arabo] al quotidiano al Sharq al Awsat (che lo ha fra le sue fonti privilegiate), in cui dice che non esiste: lui un patto per entrare nell’INA in cambio del posto di prossimo premier? Figuriamoci.

Me l’avevano già offerto – rivela – all’epoca delle prime elezioni irachene, nel gennaio 2005. Io allora – ricorda - ero già Primo Ministro, e Abdel Aziz al Hakim (allora leader dello SCIRI) mi propose di restarlo, a condizione che entrassi nella coalizione che stavano mettendo in piedi – quella, creata sotto gli auspici del Grande Ayatollah Ali al Sistani, e della leadership religiosa sciita di Najaf, che avrebbe preso il nome di United Iraqi Alliance.

"Rifiutai", perché non volevo far parte di un progetto confessionale, avendo "un progetto nazionale totalmente diverso", sottolinea l’ex premier, che aggiunge che ci sono testimoni di quell’incontro.

E oggi? Allawi smentisce con forza l’esistenza di "qualunque dialogo, sia con l’INA che con qualsiasi altra parte politica, che contenga proposte sulla mia nomina a (prossimo) capo del governo, o anche accenni lontanamente a questo argomento".

Di posti non se ne sta parlando - sottolinea - mentre la sua lista "ha avuto, e ha tuttora in corso, colloqui con la maggioranza delle formazioni politiche irachene, fra cui l’Iraqi National Alliance, l’Iraqi Islamic Party, i partiti kurdi, Tariq al Hashimi, il movimento di Muqtada al Sadr, e il partito Fadhila".

Un fronte nazionale ampio

L’obiettivo? "Formare un fronte nazionale ampio, che creda nel movimento nazionale, lontano dal settarismo confessionale, e che rappresenti tutti gli iracheni".

Fra le condizioni che abbiamo posto, per tutti quelli che vogliono dialogare con noi - continua l’ex premier - c’è il rifiuto del sistema delle quote confessionali, e la volontà di "creare uno Stato di diritto, della giustizia, e delle istituzioni", nonché quella di costruire un’economia che offra una vita dignitosa agli iracheni. In sostanza – conclude - i punti del nostro programma politico o elettorale, che abbiamo già diffuso.

E questo "fronte nazionale ampio"? L’ex premier ha le idee chiare: "comprende" – spiega - "le forze nazionali che hanno partecipato alla lotta contro Saddam Hussein".

Dall’INA finora non ci hanno risposto - dice Allawi ad al Sharq al Awsat - e noi non siamo disposti a entrare in alleanze a carattere confessionale.

E allora le voci e le notizie che circolano? L’ex premier iracheno accusa "forze regionali" non meglio precisate di avere organizzato una campagna denigratoria contro di lui – implicando, dice, che io sarei legato a un progetto confessionale, e avrei fatto marcia indietro rispetto ai miei principi.

"La nostra lista" – sottolinea - "ha avuto molte perdite e fatto molti sacrifici in nome dei nostri principi e della nostra storia politica".


Fonti: al Hayat, al Sharq al Awsat






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