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Influenza suina e furore cospirazionista

Gianluca Bifolchi, Mappe di subecumene

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26 settembre 2009

Per ragioni di privacy non voglio rivelare il nickname sotto cui, alcuni anni fa, postai su un sito italiano decine di commenti che secondo me dimostravano come il collasso delle Twin Towers fosse del tutto coerente con quello che Galileo ci aveva spiegato sulla caduta dei gravi, e non ci fosse spazio per alcuna teoria della demolizione controllata.

Io non sono un fisico, ma i miei oppositori di allora lo erano anche meno di me. Non sapevano un tubo e si limitavano a ripetere a pappagallo l’imparaticcio di prammatica. Il carattere infuocato della discussione mi aiutò comunque ad apprendere un’importante lezione: discutere con i complottisti è come cercare di afferrare il vento con le mani. E’ una perdita di tempo. Quando credi di averli inchiodati a una contraddizione loro non sono più lì. Si sono spostati altrove e stanno dicendo una cosa diversa da quella sostenuta fino ad allora.

Ritorno su questo argomento per via delle tante persone nella galassia della dissidenza politica italiana che sono troppo intelligenti per credere alle panzane complottiste, abbastanza oneste da non far finta di crederci (come pure accade), ma senza la spina dorsale per trattare i cospirazionisti come meritano. Credo per non inimicarsi un bacino di potenziali lettori dei loro articoli e dei loro libri.

L’Italia è un paese culturalmente povero, e questo è evidente anche analizzando la dissidenza politica. Se si escludono i soggetti iperideologizzati e la demenza cospirazionista (con la sua innata ambiguità politica), rimane poco. Non credo che gli atteggiamenti tratti dai manuali di pubbliche relazioni, che insegnano a non inimicarsi nessuno, siano quello di cui abbiamo bisogno in questo momento. Credo che ci voglia franchezza e limpidezza, anche perchè spesso i cosiddetti debunker difendono posizioni politicamente conformiste, e lasciando a loro il monopolio del contrasto al cospirazionismo si finisce per dare indirettamente prestigio a quest’ultimo in ambienti di opposizione. Farò la mia parte di lavoro, per ciò che rientra nelle mie possibilità. Insisterò su questa faccenda dei vaccini, e se avrò il tempo e la pazienza mi occuperò anche di altre bubbole come il signoraggio.

Non c’è molto da aggiungere a quanto ho già detto sul vaccino polivalente contro morbillo, orecchioni e rosolia, e la sua presunta correlazione con l’autismo. Ma tra qualche settimana si aprirà il fuoco incrociato contro il programma di immunizzazione al virus H1N1, e prima di parlare di questo vaccino è forse il caso di dire qualcosa sull’influenza suina.

La stessa confraternita che alimenta l’isteria antivaxxer sta sostenendo che tra l’effettiva pericolosità dell’H1N1 e le dimensioni dell’allarme vi è una tale sproporzione che può essere spiegata solo con gli interessi di BigPharma a veder finanziati dai governi grandiosi programmi di immunizzazione di massa. Cioè BigPharma sarebbe in grado di influenzare ambienti medici, media e classe politica in maniera tale da alimentare un’irrazionale paura che beneficerà solo le casse delle compagnie produttrici del vaccino. Nella versione un po’ più truce si sostiene che vi sarebbe una congiura del silenzio sui presunti letali effetti collaterali dei vaccini, sempre per l’ingordigia delle case farmaceutiche. Ma non è raro imbattersi, nei siti di cosiddetta "controinformazione", in deliri secondo cui le immunizzazioni di massa rientrerebbero in programmi di spopolamento genocidiario della specie umana al fine di riservare le residue risorse del pianeta alla razza bianca, possibilmente di estrazione anglosassone.

Non ritengo utile indulgere sugli aspetti più grotteschi di questa campagna, anche se ogni tanto ho bisogno di sfogarmi anch’io contro chi dissemina questa spazzatura e ritiene di conservare tuttavia la propria innocenza in nome della pluralità dei punti di vista. Limitiamoci pertanto alle voci più moderate della campagna sull’influenza suina, che accusano semplicemente classe medica e politici di assecondare troppo passivamente l’ingordigia di BigPharma, e sprecare così enormi risorse pubbliche in programmi per lo meno inutili.

La campagna contro il "terrorismo psicologico"

Chi c’è dietro questa campagna? Diciamo prima di tutto che il cospirazionismo è una Weltanshauung, un modo di vedere le cose di questo mondo, e dato che le credenze complottiste sono sostanzialmente simili chi crede in una in genere crede a tutte. Il vampiro teme e sfugge la luce, il cospirazionista teme l’intelligenza cartesiana e si oppone ad essa ovunque questa rischi di fare breccia: paventa che se cade una teoria complottista possa seguirne un effetto domino. Di conseguenza a denunciare il presunto terrorismo psicologico della comunità medica sull’influenza suina troverete il cospirazionista tout-court , e non solo l’antivaxxer: dallo zelota della demolizione controllata delle Twin Towers all’alienato mentale che crede alle scie chimiche (e non vorrei qui arrivare ai rettiliani, per mantenere un minimo di decoro al discorso). Questo, almeno, se parliamo del cospirazionismo "ingenuo", e non quello "professionale": ci sono due o tre persone che lavorano con la penna e che affermano di credere alla teoria dell’"inside job" nell’11 settembre. Io ho seri dubbi sull’autenticità di queste professioni di fede. Diciamo che a un certo momento è tornato comodo ad alcuni affermare di crederci, perché questo gli apriva nuovi mercati.

Ma naturalmente il nocciolo duro è dato dall’alleanza tra antivaxxer e chi a vario titolo guadagna denaro e popolarità nell’industria delle medicine naturali e alternative. I profitti di scrittori, editori, omeopati e taumaturghi delle più diverse osservanze "alternative" sono direttamente correlati alla sfiducia che la gente nutre verso la cosiddetta "medicina occidentale", cioè l’unica medicina dai tempi degli sciamani del neolitico che soddisfi i criteri del metodo galileiano. L’elemento perturbante legato a parole come pandemia, virus, contagio, eccetera, ripetute dai media con frequenza in questi mesi a causa dell"influenza suina" , costituisce l’humus psicologico ideale per insinuare dubbi sull’affidabilità dei normali presidi sanitari. Il messaggio cospirazionista si disseminerà e metterà radici grazie all’attenzione suscitata nella popolazione dalla naturale ansietà che una nuova malattia infettiva comporta.

Ma qui siamo nel dominio del ciarlatanesimo, e non c’è bisogno di soffermarcisi troppo. E’ possibile trovare nella stesa comunità stessa voci difformi, provenienti da persone la cui opinione merita di essere ascoltata? Sì, è possibile, a patto di non dimenticare che si tratta di un’esigua minoranza. Al Gore, che ha grandi meriti per aver diffuso negli Stati Uniti la percezione della pericolosità del cambio climatico, afferma giustamente che non dobbiamo dimenticare quegli scienziati che ancora non credono nella matrice antropica del riscaldamento globale, ma questi ultimi a loro volta non possono pretendere di avere metà del tempo a disposizione nei dibattiti, visto che rappresentano si e no il cinque per cento della comunità scientifica.

L’analogia con il riscaldamento globale ci permette anche di indagare un po’ sulle motivazioni delle voci eterodosse. La destra statunitense sostiene che gli scienziati che sostengono la natura antropica del riscaldamento globale lo fanno o per quieto vivere o perché sono "pundit" ambientalisti che guadagnano denaro terrorizzando a questo modo la popolazione. Ma la Exxon ha versato somme di denaro enormi ai negazionisti del cambio climatico, e lo stesso hanno fatto altre compagnie petrolifere. Se andassimo alla ricerca di una motivazione venale alla base di questa o quella posizione, sarebbe interessante vedere chi veramente si é venduto per denaro e chi no. E passando all’influenza suina, se è lecito pensare che BigPharma si è comprata il 90% della comunità medica e scientifica, perché il restante 10% dovrebbe rimanere immune dal sospetto di voler lucrare, in denaro e popolarità, grazie all’industria della medicina "alternativa"?

All’inizio di settembre un comitato di scienziati indipendenti nominato dalla Casa Bianca ha rilasciato un rapporto dai toni allarmati sul possibile evolversi della pandemia di influenza suina: si considera possibile il decesso di 90.000 cittadini statunitensi, e si invita l’amministrazione a considerare la chiusura delle scuole come un mezzo per rallentare la trasmissione del contagio. Thomas Frieder, responsabile dei Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (una branca del governo federale) ha ridimensionato l’allarme e ha escluso la chiusura delle scuole. Il parere degli esperti incaricati non è stato ascoltato.

Un primo modo di spiegare perché il governo sia stato meno entusiasta degli esperti ad amplificare il messaggio "terroristico" — per dirla con i cospirazionisti –, è che il governo è succube di BigPharma, ma gli scienziati del comitato lo erano ancora di più. Una divergenza di vedute tra corrotti. Un’altra spiegazione è che gli scienziati hanno ragionato in base a parametri medici — giungendo alle conclusioni che essi impongono — ma i burocrati dell’amministrazione hanno preferito gettare acqua sul fuoco per non complicarsi la vita. Fate la vostra scelta.

Di sicuro, nella sua ancor breve esistenza, l’amministrazione Obama non ha dato troppe prove di voler deludere BigPharma. In agosto il quotidiano online Huffington Post ha pubblicato un memorandum, ottenuto da una sua fonte segreta, nella quale la Casa Bianca si impegnava con rappresentanti dell’inchiesta farmaceutica a:

  • Non usare il suo potere negoziale nel programma di assistenza sanitaria agli anziani, Medicare, per ottenere ribassi sui prezzi dei farmaci.
  • Non importare farmaci dal Canada.
  • Non passare farmaci dalla fascia B alla fascia D, mandando in fumo miliardi di rimborsi.

Tutto ciò in cambio di una promessa da parte di BigPharma a non far aumentare i costi della spesa farmaceutica pubblica oltre gli ottanta miliardi di dollari in dieci anni. In completo spregio alle promesse elettorali di Obama, che si era impegnato con i suoi elettori a fare la faccia feroce con le case farmaceutiche.

Perché Obama cede così spudoratamente quando si tratta di svuotare qualsiasi credibile piano di riforma sanitaria, e non viene invece incontro ai desideri dei produttori di vaccini, quando potrebbe farlo con la copertura di prestigiosi scienziati che lo invitano a non prendere sotto gamba la pandemia dell’H1N1? E’ illogico. Lo scoop dell’Huffington Post dimostra inoltre che per portare alla luce il malaffare di BigPharma il serio giornalismo investigativo è molto più utile delle speculazioni complottiste.


Memorandum di intesa tra BigPharma e Obama

Potremmo anche chiederci perché la classe medica dei paesi in via di sviluppo non denuncia il presunto "terrorismo psicologico" che serve gli interessi di BigPharma. I rapporti sono tutt’altro idilliaci, come sa chi in questi anni ha seguito lo scontro sulla proprietà intellettuale legato alla decisione di paesi come India, Sudafrica e Brasile di fabbricare farmaci generici che costerebbe troppo importare dagli Stati Uniti e dall’Europa. Questi paesi rischiano la guerra commerciale all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio sui generici, ma si mostrano stranamente acquiescenti di fronte a questa presunta truffa planetaria della pandemia influenzale (aviaria, suina, o cosa seguirà…). Anzi, si chiedono come possono impiegare le loro relativamente scarse risorse per attuare le stesse politiche di profilassi dei paesi occidentali.

Il nocciolo del problema: la pericolosità del virus

Ma veniamo al nocciolo del problema: quanto è pericolosa l’influenza suina? Il professor Peter Openshaw, esperto di influenza dell’Imperial College di Londra — la Gran Bretagna è stata finora il paese europeo in cui sono stati segnalati più casi — dichiara che una persone su tre fra quelle che saranno infettate dal virus non si renderà neanche conto di aver preso l’inflenza suina, perché i suoi sintomi non sono diversi da quelli dell’influenza stagionale. Inoltre il 90% delle persone contagiate si rimetterà presto senza bisogno di trattamento ospedaliero, e conclude: "il pubblico deve essere tranquillizzato".

Peter Openshaw è assolutamente all’interno dell’ortodossia medica per quanto riguarda l’H1N1, e questo dovrebbe indurre qualcuno a chiedersi in cosa consiste il "terrorismo psicologico" che i media starebbero diffondendo. I cospirazionisti sfondano le porte aperte quando sostengono che questo virus non è particolarmente pericoloso, quanto ai suoi sintomi. Ma ci sono altri dettagli importanti che completano il quadro.

  • Contrariamente a quello che i più credono la semplice influenza stagionale è sempre una seria emergenza sanitaria, basti dire che ogni anno i decessi si collocano tra i 250.000 e i 500.000 in tutto il mondo. L’intervento di una seconda infezione raddoppia la gravità dell’emergenza, e giustifica pienamente un certo livello di allarme.
  • L’H1N1 non presenta sintomi più gravi dell’influenza stagionale, ma ha una più elevata capacità di trasmissione.
  • Il fatto che un’influenza che colpisce i maiali risulti infettiva anche per gli umani dimostra la capacità di mutazione genetica del virus: e se la letalità dei suoi sintomi aumentasse all’improvviso? Questo stesso ceppo, l’H1N1, è il responsabile della più devastante epidemia d’influenza dei tempi moderni, cioè la cosiddetta "Spagnola" del 1918, che infettò il 40% della popolazione mondiale e causò il decesso di 50 milioni di persone. Se nel 1957 l’"Asiatica" uccise solo due milioni di persone (dopo che una mutazione di un virus H2N2 delle anatre selvatiche diventò infettivo anche per l’uomo), fu grazie al rapido ricorso all’immunizazione di massa tramite un vaccino preparato durante l’emergenza.

La comunità scientifica non sta dicendo che se non si passerà all’immunizzazione di massa vedremo i monatti per le nostre strade che vanno di casa in casa a raccogliere i cadaveri delle persone morte durante la notte. Sta dicendo che di fronte ai pericoli reali di un ceppo d’influenza ad alta contagiosità una comunità che si prende cura dei suoi membri e in particolare dei più deboli (nefropatici, cardiopatici, diabetici, donne incinte…) agisce con preveggenza.

Conclusione: questo non è un panegirico dei vaccini né della medicina "ufficiale", che per fortuna non hanno bisogno della mia difesa. Credo inoltre che un certo ammontare di scetticismo verso tutte le opinioni consolidate — compreso quelle della scienza medica — sia una cosa buona e caratteristica della mente pensante. Ma troverei strano che mentre voi diffidaste della classe medica in generale, vi faceste dettare in questo campo la linea di condotta dalla confraternita cospirazionista, che non merita la decima parte della fiducia che dovreste avere nel vostro medico personale. Se vi piace andare a caccia di imbrogli cominciate ad aprire gli occhi sul grande imbroglio cospirazionista.



:: Article nr. s10577 sent on 27-sep-2009 02:37 ECT

www.uruknet.info?p=s10577

Link: subecumene.wordpress.com/2009/09/26/influenza-suina-e-furore-cospirazionista/



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