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Palestina: Dentro il labirinto: restrizioni di movimento in Cisgiordania

IRIN - traduzione di Osservatorio Iraq

10 dicembre 2007

Gerusalemme – Secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, le notizie sul traffico alla radio in Cisgiordania riguardano principalmente check-point e barriere, piuttosto che ingorghi ed incidenti, dato che un complesso sistema di controlli e permessi può rendere un breve viaggio di lavoro, di famiglia o per motivi di salute un’estenuante maratona.

Uno Special Focus congiunto dell’Ufficio per la coordinazione degli affari umanitari (Ocha) delle Nazioni Unite e l’Unrwa, l’Agenzia Onu per i profughi palestinesi, pubblicato in Novembre, dice che solo circa il 18 per cento delle persone che lavorano la terra sono attualmente in grado di ottenere il permesso, rilasciato dalle autorità israeliane, necessario per accedere alla zona tra la barriera e la Linea verde, il confine israeliano pre-1967.

Israele ha iniziato a costruire la barriera nel 2002 per prevenire attacchi armati, ma gran parte di essa si estende fin dentro la Cisgiordania.

Israele ha un sistema d’autorizzazioni che permette ad alcuni palestinesi di entrare in zone altrimenti proibite, nel tentativo di ridurne l’impatto negativo. I permessi, a volte difficili da ottenere, possono essere rilasciati per diversi motivi: per accedere alle terre da coltivare, per studi, per motivi medici, e per altre ragioni.

Gli osservatori fanno notare che le restrizioni di movimento causano danni economici ed hanno impatti negativi nella vita di tutti i giorni della popolazione civile.

Per esempio, un palestinese per spostarsi dal villaggio di Beit Furiq, nei pressi della città cisgiordana di Nablus, fino a Gerusalemme Est, dovrà attraversare almeno quattro check-point permanenti e un numero imprecisato di blocchi stradali temporanei nei 50 chilometri che separano le due città.

Il check-point di Hawara, fuori Nablus, il secondo di questo viaggio, dovrà  essere attraversato a piedi dato che solo poche auto sono autorizzate al passaggio. L’attesa può andare da mezzora fino a due ore a seconda del giorno. Ogni persona, le cose che porta con se, i documenti saranno controllati.

Alcuni dovranno tornare indietro, come quando sono poste restrizioni per gli uomini dai 16 ai 35 anni, cosa abbastanza comune nella regione di Nablus. Alcuni palestinesi possono essere trattenuti o detenuti per alcuni minuti od ore prima che sia permesso loro di passare.

Israele dice che l’area è un focolaio d’attività di miliziani e le restrizioni sono necessarie per ragioni di sicurezza.

Viaggi imprevedibili

"Mi ci sono volute cinque ore per arrivare a Ramallah", nella regione centrale, dice un palestinese di Nablus ad Irin.

"Un Palestinese non è mai sicuro che potrà passare o quanto tempo ci vorrà. "L’incertezza è il problema maggiore" dice Anat Barsella, del gruppo per i diritti umani israeliano B’Tselem. Secondo Ocha, il movimento è reso difficoltoso anche da blocchi stradali, cumuli di terra, e transenne non custodite.

I palestinesi tendono ad ascoltare la radio per avere "rapporti sul traffico" dei check-point per decidere se è realistico tentare il viaggio.

Impatto economico

Le restrizioni hanno anche un impatto sull’economia. In passato, alcuni osservatori hanno detto che un contadino palestinese nel sud della Cisgiordania che inviava prodotti al nord era in grado di farlo due volte al giorno ad un costo di 75 dollari Usa per invio. Oggi, può intraprendere una sola spedizione al giorno al costo di circa 300 dollari.

Alcune strade sono, per la maggior parte, inaccessibili (off limits) ai palestinesi obbligandoli a percorrere strade più lunghe per raggiungere le loro destinazioni.

Il risultato finale è un’economia che si sta riducendo e che è diventata più localizzata dato che la Cisgiordania e suddivisa in sezioni separate le une dalle altre. Un operatore umanitario ha detto ad Irin che le restrizioni rendono i palestinesi più dipendenti dall’assistenza esterna.

"Le chiusure all’interno della Cisgiordania rallentano gli aiuti umanitari ed aumentano i costi di trasporto rendendo meno prevedibile l’arrivo delle merci", dice Gwyn Lewis, capo dell’ufficio Ocha nei Territori Palestinesi Occupati.

Salute

Le limitazioni, dicono i gruppi per i diritti umani, hanno un impatto anche sulla salute. B’Tselem riporta di recenti incidenti di pazienti trattenuti ai check-point o addirittura di parti ai blocchi stradali. Eventi che ultimamente sembrano ricorrere sempre più frequentemente dopo molti anni di miglioramenti.

Anche i medici hanno difficoltà a raggiungere i loro pazienti nelle aree più remote. Nelle zone chiuse dalla barriera, sette comunità non hanno accesso ai centri di assistenza primaria locali e nove donne incinte lasciano la zona settimane prima del parto per assicurarsi l’accesso a strutture mediche, riporta lo Special Focus.

Preoccupazioni israeliane per la sicurezza

Accusando i miliziani palestinesi per le azioni all’interno di zone civili, gli ufficiali israeliani dicono che le restrizioni sono dettate da ragioni di sicurezza poiché aiutano a limitare i movimenti di miliziani ed armi e in alcuni casi portano alla cattura di uomini ricercati per terrorismo.

B’Tselem
dice a Irin che il problema con le restrizioni è che sono "sproporzionate".

"Se l’obbiettivo è proteggere gli israeliani all’interno d’Israele, allora ci sono troppe restrizioni all’interno della Cisgiordania", dice Bersella, che ha scritto il recente rapporto dell’organizzazione intitolato Ground to a halt.

Israele limita i movimenti anche per proteggere i propri coloni in Cisgiordania la cui presenza è generalmente considerata illegale secondo il diritto internazionale. Barsella dice che non è legittimo limitare i movimenti dei palestinesi e permettere contemporaneamente un indisturbato movimento dei coloni.

Inoltre, Gerusalemme Est – centro della vita palestinese con i suoi ospedali ed istituti scolastici, religiosi e culturali e siti – è considerata dal governo israeliano come parte d’Israele, nonostante sia profondamente connessa con la Cisgiordania.

Permessi per entrare in Israele, principalmente per motivi di lavoro o di salute, sono difficili da ottenere. Le Nazioni Unite dicono che il numero dei lavoratori con il permesso di entrare in Israele è diminuito dell’80 per cento negli ultimi sette anni.

(Traduzione di Valeria Fruzzetti)

L’articolo in lingua originale (21 novembre 2007)


:: Article nr. s7808 sent on 12-dec-2007 06:28 ECT

www.uruknet.info?p=s7808

Link: www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=5355



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